Khebez Dawle, il viaggio della libertà

Quattro ragazzi di una rock band siriana hanno attraversato i Balcani insieme a migliaia di altri profughi per raggiungere Berlino.

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“Questo viaggio è stato molto difficile e complicato, ma nello stesso tempo un’esperienza molto bella”. Comincia così l’intervista Anas Maghrebi, 26 anni, ragazzo alto e bello e dagli occhi lucidi, frontman dei Khebez Dawle , nome che in arabo significa “Il pane dello stato”.

Dopo le proteste pacifiche contro il presidente siriano Bashar al Assad cominciate nel 2011, e dopo la morte del batterista della band originaria, ucciso nel 2012, Anas e gli altri hanno capito che in Siria non era possibile alcuna vita artistica. Quando la Siria è poi precipitata nella guerra civile, hanno deciso di lasciare Damasco per il Libano. “A Beirut abbiamo registrato il nostro primo album, ma non era facile guadagnarsi da vivere in quanto eravamo clandestini in quel paese”, racconta Anas. “Abbiamo venduto i nostri strumenti per pagare i trafficanti e ci siamo imbarcati su un gommone per attraversare il Mediterraneo”.

Quando sono arrivati a Lesbo, nell’agosto scorso, hanno distribuito le copie del loro disco (l’unica cosa che hanno portato con sé) ai turisti sulla spiaggia. Si sono addirittura divertiti, presentandosi ai turisti come una rock band. “Eravamo felici e sorridenti, e quello era molto strano per i turisti, abituati a vedere sbarcare profughi con sguardi spaventati e volti tristi”.

Come è stato essere un bambino a Damasco?

Era normale, niente di speciale, sono nato in un villaggio che si trovava vicino a Damasco.

Come è nato il tuo amore per la musica?

Ho iniziato a cantare canti religiosi e poesie sufi, fin da ragazzino, e questo mi ha permesso di esercitarmi profondamente nel canto, perché i canti religiosi non sono facili. A 18 anni mi sono trasferito a Damasco per studiare economia, ho iniziato ad ascoltare sempre di più la musica rock e a cantare altri generi. Più tardi, ho incontrato i ragazzi della band ed abbiamo iniziato a scrivere e arrangiare canzoni.

Come sono nati i Khebez Dawle?

I Khebez Dawle sono nati alla fine del 2012. Prima della rivoluzione siriana avevamo una band che si chiamava Ana, che aveva gli stessi membri dei Khebez Dawle. Purtroppo abbiamo perso il nostro batterista che è stato ucciso quando è iniziata la rivoluzione in Siria ed ho poi deciso di caricare le nostre canzoni su internet. Ho creato una pagina su Facebook e l’ho chiamata Khebez Dawle. Il feedback e la reazione della gente sono stati davvero buoni, abbiamo quindi deciso di creare una nuova band, i Khebez Dawle.

Chi sono i vostri idoli?

I Pink Floyd e i Radiohead.

Avete mai suonato in pubblico in Siria?

No, non era possibile. Il nostro primo album l’abbiamo realizzato a Beirut, e diciamo molte cose che al governo siriano non piacciono.

E’ possibile  vivere come musicista in Libano?

In Libano ci sono molti rifugiati siriani, e la maggior parte di loro sono clandestini. E’ stato molto difficile per noi guadagnare i soldi per vivere, per affittare un appartamento, per mangiare e dopo per produrre un album. In realtà volevamo fare un’esperienza internazionale, ma nessuno voleva concederci i visti. L’unico modo era di andare in Europa con gli altri rifugiati, arrivare in Grecia e poi proseguire il viaggio e raggiungere un luogo dove fosse possibile vivere.

Hai mai pensato che le proteste pacifiche in Siria sarebbero degenerate in un conflitto?

La Siria era un paese bellissimo, ed era molto sicuro. Un paese con una lunga storia e un patrimonio culturale molto importante. Il popolo siriano è civile, la maggior parte di noi sono persone istruite. Prima del 2011, per tutti noi che volevamo la libertà e i diritti civili, era chiaro che qualcosa stava per accadere. Nessuno di noi, però, credeva che le cose sarebbero andate avanti in questo modo e che sarebbe iniziata una guerra. Assad è sostenuto da molte forze internazionali, purtroppo anche da quelli che dicono di essere contro di lui.

Cosa pensi del modo in cui i media europei interpretano la guerra in Siria?

Per l’Europa non è facile spiegare la guerra in Siria. I mass media si stanno concentrando molto sul terrorismo islamico, questo porta la gente a pensare che Assad sia buono e che l’unico problema sia l’ISIS o gli altri gruppi terroristici. La maggior parte delle persone in Europa non sanno che Assad e l’ISIS combattono contro lo stesso nemico, contro la popolazione siriana.

Cosa pensi dei bombardamenti francesi e russi. Saranno in grado di fermare la guerra in Siria?

Spero che il mondo riesca trovare una soluzione per il mio paese. La Siria appartiene a questo mondo, non appartiene a Giove o a Marte. La soluzione non è quella di inviare armi o eserciti, o di continuare a bombardare la Siria. Il risultato è che Assad e l’ISIS sono ancora lì, e gli unici che lasciano il paese sono i cittadini siriani. La Siria è un problema internazionale che ha bisogno di aiuto internazionale, non di bombardamenti.

Dopo Lesbo, insieme ad altri rifugiati avete attraversato la Macedonia, la Serbia e la Croazia. Come è stata l’esperienza di quel viaggio?

E’ stato difficile, ma bello allo stesso tempo. In termini di logistica è stato molto difficile, non ho mai avuto nessuna esperienza simile prima. E’ stato però anche divertente perché eravamo un gruppo di amici che condividevano la stessa speranza, gli stessi sogni e gli stessi valori. Quel viaggio per noi è stato il viaggio della libertà.

Le persone che avete incontrato durante il vostro viaggio nei Balcani vi hanno aiutato?

Io sono innamorato dei Balcani. I paesi dei Balcani sono molto simili alla Siria, e anche la gente. Per me è stato come se fossi a casa mia. Di questo viaggio non ricordo la nazionalità delle persone che ho incontrato o che ci hanno aiutato, ma ricordo che tutti erano molto gentili, ed umani sopratutto.

Dopo un mese di viaggio tu e gli altri membri della Khebez Dawla siete arrivati a Berlino. Come è la vita a Berlino?

Berlino è una città perfetta per gli artisti, per i musicisti che vogliono stabilirsi lì. Berlino è ancora più bella di quanto mi aspettassi. Le persone sono molto gentili e aperte e ti senti veramente di appartenere a questa città.

Qual è il futuro progetto dei Khebez Dawle. State preparando il secondo album?

La maggior parte del secondo album è stata scritta a Beirut, ma non è stata ancora registrata. Quest’estate inizieremo a registrare, e spero che l’album sarà finito per il 2017. Il secondo album sarà anche in arabo, sarà più profondo, più complicato, ma più bello.

Se dovessi descrivere la tua vita con una canzone, quale sarebbe?

All I need , dei Radiohead.

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